Differenze tra le versioni di "Amidà"
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Ognuno di questi quattro nomi identifica una diversa sfaccettatura di questa preghiera. La Amidà fu introdotta per sostituire il servizio sacrificale del Tempio, cessato dopo la distruzione di quest'ultimo nel 70 e.v. In questo senso si tratta davvero di un "culto che è nel cuore"! | Ognuno di questi quattro nomi identifica una diversa sfaccettatura di questa preghiera. La Amidà fu introdotta per sostituire il servizio sacrificale del Tempio, cessato dopo la distruzione di quest'ultimo nel 70 e.v. In questo senso si tratta davvero di un "culto che è nel cuore"! | ||
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'''Benedizioni di lode''': sono tre, e in esse l'atteggiamento di chi prega è simile a quello di un servitore che rende omaggio al proprio padrone. Queste tre benedizioni non cambiano mai: rimangono sempre uguali, non importa se sia giorno feriale, [[Shabbat]] o una ricorrenza. | '''Benedizioni di lode''': sono tre, e in esse l'atteggiamento di chi prega è simile a quello di un servitore che rende omaggio al proprio padrone. Queste tre benedizioni non cambiano mai: rimangono sempre uguali, non importa se sia giorno feriale, [[Shabbat]] o una ricorrenza. | ||
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3) ''Ha-El ha-Qadosh'', "il Dio Santo": qui il Signore viene menzionato in quanto qadosh, "santo" o, per essere più precisi, totalmente distinto e al di là dell'universo da Lui creato. | 3) ''Ha-El ha-Qadosh'', "il Dio Santo": qui il Signore viene menzionato in quanto qadosh, "santo" o, per essere più precisi, totalmente distinto e al di là dell'universo da Lui creato. | ||
− | '''Benedizioni di richiesta''': qui chi prega fa delle richieste al Signore: secondo i Maestri, l'atteggiamento di chi sta pregando è qui analogo a quello del servitore che implora il pane dal proprio padrone. Le richieste sono dapprima individuali, e poi il "punto di vista" si allarga fino a richiedere benefici per tutto il popolo d'Israele. Queste tredici benedizioni si recitano integralmente solo nei giorni feriali: di [[Shabbat]], nel ''musàf'' di Rosh Chodesh e nelle festività sono sostituite da una benedizione unica, che celebra la particolare natura del giorno. Solamente nel ''musàf'' di [[Rosh | + | '''Benedizioni di richiesta''': qui chi prega fa delle richieste al Signore: secondo i Maestri, l'atteggiamento di chi sta pregando è qui analogo a quello del servitore che implora il pane dal proprio padrone. Le richieste sono dapprima individuali, e poi il "punto di vista" si allarga fino a richiedere benefici per tutto il popolo d'Israele. Queste tredici benedizioni si recitano integralmente solo nei giorni feriali: di [[Shabbat]], nel ''musàf'' di Rosh Chodesh e nelle festività sono sostituite da una benedizione unica, che celebra la particolare natura del giorno. Solamente nel ''musàf'' di [[Rosh Hashanà]] esse vengono sostituite non da una, ma da tre speciali [[berakhot]]. |
4) ''Chonèn ha-dà'at'', "che concede conoscenza": qui si richiede al Signore la salute mentale, la comprensione e la saggezza, senza le quali poco si può realizzare. | 4) ''Chonèn ha-dà'at'', "che concede conoscenza": qui si richiede al Signore la salute mentale, la comprensione e la saggezza, senza le quali poco si può realizzare. |
Versione delle 11:43, 18 giu 2018
Signore, apri le mie labbra e la mia bocca narrerà la Tua lode. (Invocazione di apertura della Amidà)
La Amidà costituisce il vero e proprio cuore della preghiera ebraica, e si recita: -in piedi -a bassa voce -a piedi uniti -rivolti verso Gerusalemme -tre volte al giorno.
E' conosciuta con almeno quttro nomi diversi:
Nome | Significato |
Amidà | "Stare in piedi": dal verbo la'amòd, di omonimo significato |
Tefillà | La "Preghiera" per antonomasia |
Shemonè 'esrè | "Diciotto": originariamente era composta da diciotto berakhot, poi divenute diciannove |
Avodà she-ba-lev | "Il culto che è nel cuore": è un dialogo diretto tra chi prega e il Signore |
Ognuno di questi quattro nomi identifica una diversa sfaccettatura di questa preghiera. La Amidà fu introdotta per sostituire il servizio sacrificale del Tempio, cessato dopo la distruzione di quest'ultimo nel 70 e.v. In questo senso si tratta davvero di un "culto che è nel cuore"!
Le benedizioni che compongono la Amidà
Benedizioni di lode: sono tre, e in esse l'atteggiamento di chi prega è simile a quello di un servitore che rende omaggio al proprio padrone. Queste tre benedizioni non cambiano mai: rimangono sempre uguali, non importa se sia giorno feriale, Shabbat o una ricorrenza.
1) Maghen Avrahàm, "scudo di Abramo": si ricorda la protezione accordata ai nostri Patriarchi. All'inizio e alla fine di questa benedizione ci si inchina.
2) Mechayè ha-metìm, "Colui che fa risorgere i morti": viene qui menzionata l'onnipotenza divina, che può andare a piacimento al di là delle "normali" leggi di natura.
3) Ha-El ha-Qadosh, "il Dio Santo": qui il Signore viene menzionato in quanto qadosh, "santo" o, per essere più precisi, totalmente distinto e al di là dell'universo da Lui creato.
Benedizioni di richiesta: qui chi prega fa delle richieste al Signore: secondo i Maestri, l'atteggiamento di chi sta pregando è qui analogo a quello del servitore che implora il pane dal proprio padrone. Le richieste sono dapprima individuali, e poi il "punto di vista" si allarga fino a richiedere benefici per tutto il popolo d'Israele. Queste tredici benedizioni si recitano integralmente solo nei giorni feriali: di Shabbat, nel musàf di Rosh Chodesh e nelle festività sono sostituite da una benedizione unica, che celebra la particolare natura del giorno. Solamente nel musàf di Rosh Hashanà esse vengono sostituite non da una, ma da tre speciali berakhot.
4) Chonèn ha-dà'at, "che concede conoscenza": qui si richiede al Signore la salute mentale, la comprensione e la saggezza, senza le quali poco si può realizzare.
5) Ha-rotzè bi-tshuvà, "che desidera il pentimento": si richiede un aiuto per tornare all'osservanza della Torà e a un atteggiamento sano verso la vita.
6) Channùn ha-marbè li-slòach, "misericordioso e grande nel perdono": qui chiediamo perdono per i peccati che inevitabilmente ognuno di noi commette.
7) Goèl Israèl, "redentore d'Israele": il Signore è qui definito come Colui che, non solo in un lontano passato ma di continuo, salva e redime il popolo ebraico dalle sue afflizioni.
8) Rofè cholè 'ammò Israèl, "che guarisce i malati del Suo popolo Israele": richiediamo qui, in modo collettivo, la guarigione del corpo, dopo aver richiesto individualmente una mente sana nella benedizione numero 4. Il corpo, secondo l'ebraismo, non va mortificato o afflitto: anzi, è il "veicolo" che ci permette di compiere le mitzvot, e come tale deve essere in buono stato: con un veicolo malfunzionante come facciamo ad affrontare un lungo viaggio?
9)Mevarèkh ha-shanìm, "che benedice gli anni": in questa berakhà richiediamo un anno prospero e fertile: per estensione, preghiamo il Signore che ci conceda benessere e i frutti del nostro lavoro. L'ebraismo non sostiene che in questa vita, per essere persone migliori, bisogni rinunciare ai beni materiali o soffrire, ma piuttosto godere in maniera giusta e sana dei benefici che il Signore ci concede.
10) Meqabbètz nidchè 'ammò Israèl, "che raduna i dispersi del Suo popolo Israele": chiediamo al Signore in questa benedizione che riporti il popolo ebraico in Terra d'Israele, ponendo fine al nostro millenario esilio.
11) Mèlekh ohèv tzedaqà u-mishpàt, "Re che ama la giustizia e il diritto": affermiamo che il Signore è giusto, anche se a noi a volte ciò sembra sfuggire, e un giorno stabilirà la giustizia in modo chiaro ed evidente su questa terra.
12) Shovèr oyevìm u-makhnìa' zedìm, "che spezza i nemici e sradica i malvagi": qui chiediamo al Signore che annienti ogni speranza di successo per coloro che ci odiano. Questa sarebbe in realtà la diciannovesima benedizione, ossia è stata aggiunta in seguito: in un periodo in cui gli ebrei erano profondamente divisi tra loro, costantemente minacciati da sette estremiste e da delatori pronti a denunciarli ai dominatori romani! A comporre questa benedizione fu chiamato il Maestro Shemuèl ha-Qatàm, conosciuto per essere una persona particolarmente mite e libera dall'odio.
13) Mish'àn u-mivtàch la-tzaddiqìm, "sostegno e riparo per i giusti": imploriamo il Signore che sostenga e protegga tutti coloro che sono i portatori della Sua giustizia nel mondo. Da notare che, nell'ebraismo, per essere "giusti" non bisogna necessariamente essere ebrei! Quindi questa benedizione si potrebbe intendere anche come una richiesta di protezione per tutte le persone buone e giuste del mondo, a qualunque popolo appartengano.
14) Bonè Yerushalàim, "Ricostruttore di Gerusalemme": preghiamo qui perché la città santa di Gerusalemme venga presto ricostruita!
15) Matzmìach qèren yeshu'à, "Che fa germogliare il raggio della redenzione": qui chiediamo al Signore che faccia venire rapidamente il Messia...amèn, che avvenga presto e ai nostri giorni!
16) Shomèa' tefillà, "che ascolta la preghiera". Dopo aver presentato al Signore numerose richieste, Gli chiediamo di prestare ascolto alle nostre suppliche.
Benedizioni di ringraziamento Dopo aver presentato le nostre richieste, ci congediamo dal Signore ringraziandoLo, secondo i Maestri, come un servitore che si congeda dal suo padrone dopo averne ricevuto il pane. Ecco le ultime tre berakhot di questo nostro piccolo "viaggio" intimo e personale.
17) Ha-machazìr (be-rachamàv) shekhinatò le-Tziòn, "che fa tornare (nella Sua misericordia) la sua Presenza a Sion". Il Monte Sion, dove sorgeva il Tempio, è stato il luogo che ha fatto da "porta" perché la Shekhinà (Presenza divina) potesse fare il suo ingresso nel nostro mondo materiale. Per questo preghiamo che Essa possa tornare a risiedervi.
18) Modìm anàchnu Lakh, "noi Ti ringraziamo": qui ringraziamo il Signore per essere il nostro Dio, e per i miracoli che continuamente compie per noi, anche se non li vediamo. Questa berakhà è ben più di un ringraziamento per l'esaudimento delle nostre richieste, contenute nelle benedizioni precedenti. In effetti, la parola "Modim" significa non solo "noi ringraziamo" ma anche "noi riconosciamo": in questa benedizione non solo ringraziamo il Signore, ma attestiamo e rinnoviamo la nostra fede nel Suo patto e nel suo messaggio. La benedizione si conclude poi con le parole ha-Tov Shimkhà u-Lkhà naè le-hodòt, "il Cui nome è Buono, e a Te è bello ringraziare". All'inizio e alla fine di questa benedizione ci si inchina.
19) ha-mevarèkh et 'ammò ba-shalom, "che benedice il Suo popolo con la pace". Come fissato dai Maestri, la Amidà termina con una richiesta di pace. Shalom, "pace", è più della semplice assenza di conflitto: indica una pacificazione completa interiore ed esteriore, ed è anche, nientemeno, uno dei Nomi del Signore! Quando in ebraico ci salutiamo dicendo shalom 'alèkhem, "la pace sia su di voi", sarebbe bello che fossimo consapevoli di quanto bene stiamo augurando a chi ci sta davanti!
Concluse le diciannove benedizioni, si recita una breve orazione conclusiva e infine si fanno tre passi indietro (per congedarsi simbolicamente dalla Presenza divina) e, mentre ci si inchina a sinistra, a destra e di fronte a sé, si recita la formula conclusiva:
'osè shalòm bi-mromàv hu ya'asè shalom 'alenu ve-'al kol ('ammò) Israèl (ve-imrù) amèn: Colui che fa la pace nelle Sue altezze, conceda pace su di noi e su tutto (il Suo popolo di) Israele, (e dite) amèn!