Sefer Torà

Da Ebraismo.
Versione del 25 mag 2018 alle 11:46 di Dsaponaro (Discussione | contributi) (Quando lo si legge?)

Un Sefer Torà (ספר תורה‬; "Libro della Torà"; plurale: ספרי תורה‬ Sifrè Torà) è una copia della Torà scritta a mano, secondo regole molto precise. Il Sefer Torà è utilizzato soprattutto per leggerlo pubblicamente durante la liturgia in sinagoga. Quando non è in uso viene in genere conservato nell'armadio chiamato Aron haqodesh.

Quando lo si legge?

Tradizionalmente il Sefer torà viene letto durante la liturgia mattutina dello Shabbat mattina, oltre che in quella del lunedì e giovedì mattina e delle festività. La lettura pubblica dal Sefer può avvenire solo in presenza di un minyan (dieci uomini adulti). La Torah non viene semplicemente letta, ma cantata seguendo precise indicazioni che cambiano da comunità a comunità. Per tenere il segno senza essere costretti a toccare le lettere in genere si usa uno yad ("mano"), una piccola bacchetta in legno o metallo che in genere termina con la raffigurazione di una piccola manina con l'indice teso a indicare il punto della lettura.

Produzione

Secondo la Legge ebraica, il sefer deve essere scritto su pergamena utilizzando una penna d'oca o una canna di bambù intagliata. La pergamena deve essere di animali puri, che possano essere kasher: ovini, bovini o caprini. La pergamena deve essere trattata secondo processi ben precisi, e anche l'inchiostro deve avere una composizione particolare.

Scritto interamente in ebraico, senza segnare le vocali o altri segni di interpunzione (nemmeno la separazione tra i versetti!), il Sefer Torà contiene 304.805 lettere. Tutto il Sefer va scritto esattamente secondo tradizione: alcune lettere ben precise in certe parole vanno scritte più piccole delle altre, altre più grandi, e alcune parole devono essere scritte "sbagliate": si scrivono in un modo ma si leggono in un altro! Queste parole sono chiamate qerè-ketìv ("letto-scritto" in aramaico).

Per scrivere un Sefer (processo che richiede circa un anno e mezzo di lavoro) ci vuole una persona estremamente competente e specializzata, un vero professionista che conosca a fondo tutte le complesse regole legate a questo compito: costui è chiamato sofèr ("scriba").

La pergamena dove è scritto il testo viene poi montata su due manici in legno, chiamati atzè chayim, ossia alberi della vita. Ognuno dei due atzè chayim ha due impugnature alle due estremità (INSERIRE IMMAGINE DI SEFER NON VESTITO). Ma non finisce qui: il sefer viene vestito con dei paramenti particolari, in genere realizzati in materiali pregiati: la mappà (un panno rettangolare che avvolge la pergamena), il me'il (una specie di "tunica" che copre il tutto), il tas o "scudo" (una placca di metallo che viene appesa ai manici con delle catenelle), una corona e infine i due rimmonim, "melograni": due puntali che vengono infilati sui manici, spesso riccamente decorati e dotati di campanelle. Questo è l'uso delle comunità italiane e ashkenazite. (INSERIRE IMMAGINE DI TUTTI GLI ORNAMENTI E DEL SEFER VESTITO)

In genere le comunità sefardite usano invece fissare i due 'atzè chayim su dei supporti girevoli, all'interno di una sorta di "custodia" in legno, che rende più facile tenere il rotolo sempre in ordine (INSERIRE IMMAGINE).

Scrivere un Sefer Torà (o incaricare qualcuno di scriverlo), anche se molti non lo sanno, è una mitzvà per ogni uomo ebreo (vedi Deuteronomio 31:19).