Mezuzà

Da Ebraismo.


Cos'è la mezuzà?

La mezuzà (parola che letteralmente significa semplicemente "stipite") è un piccolo astuccio contenente un rotolo di pergamena sul quale sono scritti (a mano e con un inchiostro particolare) i primi due dei tre brani dello Shemà', dove si parla di "appendere queste parole alla porta della tua casa".

Dove si mette?

La mezuzà viene attaccata, un po' inclinata, sugli stipiti di tutte le porte della casa, escluse quelle dei bagni. Nel caso di porte finestre che danno su balconi, dipende dalle dimensioni del balcone: se è abbastanza grande da potevi posizionare una sedia e passare piacevolmente del tempo a leggere, allora merita una mezuza. Stesso discorso per sgabuzzini e cabine armadio: se sono più picocli di due metri quadrati, la mezuzà non va messa.

La mezuzà si posiziona nel terzo superiore dello stipite, a destra rispetto a chi entra. La direzione di ingresso è stabilita nel senso della stanza più importante: dalla strada alla casa, dal giardino all'ingresso, dal corridoio alle stanze, dal terrazzo verso l'interno, dalla cabina armadio alla camera...se si tiene un Sefer Torà in casa (o se si tratta di un tempio), la scelta è facile: la stanza più importante è sicuramente quella in cui si trova il Sefer Torà!

Fissare la mezuzà sulle porte è una mitzvà, e in quanto tale viene preceduta da una solenne berakhà:

Berakhà: אֲשֶׁר קִרְּשָׁנוּ בְּמִצְוֹתָיו וְצִָנוּ לִקְבֹּעַ מְזוּזהָ

Cosa c'è scritto dentro la mezuzà?

Astuccio, pergamena arrotolata e aperta

L'astuccio della mezuzà contiene una piccola pergamena arrotolata, nella quale sono scritti due brani della Torà: questi brani sono i primi due dei tre che compongono anche lo Shemà':

Primo brano: Shemà' (Deuteronomio 6:4-9)

שְׁמַ֖ע יִשְׂרָאֵ֑ל ה' אֱלֹהֵ֖ינוּ ה' ׀ אֶחָֽד׃ וְאָ֣הַבְתָּ֔ אֵ֖ת ה' אֱלֹהֶ֑יךָ בְּכָל־לְבָבְךָ֥ וּבְכָל־נַפְשְׁךָ֖ וּבְכָל־מְאֹדֶֽךָ׃ וְהָי֞וּ הַדְּבָרִ֣ים הָאֵ֗לֶּה אֲשֶׁ֨ר אָנֹכִ֧י מְצַוְּךָ֛ הַיּ֖וֹם עַל־לְבָבֶֽךָ׃ וְשִׁנַּנְתָּ֣ם לְבָנֶ֔יךָ וְדִבַּרְתָּ֖ בָּ֑ם בְּשִׁבְתְּךָ֤ בְּבֵיתֶ֙ךָ֙ וּבְלֶכְתְּךָ֣ בַדֶּ֔רֶךְ וּֽבְשָׁכְבְּךָ֖ וּבְקוּמֶֽךָ׃ וּקְשַׁרְתָּ֥ם לְא֖וֹת עַל־יָדֶ֑ךָ וְהָי֥וּ לְטֹטָפֹ֖ת בֵּ֥ין עֵינֶֽיךָ׃ וּכְתַבְתָּ֛ם עַל־מְזוּזֹ֥ת בֵּיתֶ֖ךָ וּבִשְׁעָרֶֽיךָ׃

Shemà' Israèl, A. Eloqenu, A. Echad. Veahàvta et A. Eloqekha bekhol levavekhà ubekhòl nafshekà ubekhòl meodèkha. Vehayù hadevarìm haèlle ashèr Anokhì metzavvekhà hayòm 'al levavekha veshinnantàm levanèkha vedibbàrta bam, beshivtekhà bevetèkha uvlekhtekhà badèrekh uvshokhvekha uvqumèkha. Uqshartàm leòt ‘al yadèkha vehayù letotafot ben ‘enèkha. Ukhtavtàm ‘al mezuzòt betèkha uvish'arèkha.

"Ascolta Israele, il Signore è nostro D-o. Il Signore è uno. E amerai il Signore D-o tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima e con tutte le tue forze. E metterai queste parole che Io ti comando oggi nel tuo cuore, e le insegnerai ai tuoi figli pronunciandole quando riposi in casa, quando cammini per la strada, quando ti addormenti e quando ti alzi. E le legherai al tuo braccio, e le userai come separatore tra i tuoi occhi, e le scriverai sugli stipiti della tua casa e sulle tue porte."

Secondo brano: Ve hayà im shamòa' (Deuteronomio 11:13-21)

וְהָיָ֗ה אִם־שָׁמֹ֤עַ תִּשְׁמְעוּ֙ אֶל־מִצְותַ֔י אֲשֶׁ֧ר אָנֹכִ֛י מְצַוֶּ֥ה אֶתְכֶ֖ם הַיּ֑וֹם לְאַהֲבָ֞ה אֶת־ה' אֱלֹֽהֵיכֶם֙ וּלְעָבְד֔וֹ בְּכָל־לְבַבְכֶ֖ם וּבְכָל־נַפְשְׁכֶֽם׃ וְנָתַתִּ֧י מְטַֽר־אַרְצְכֶ֛ם בְּעִתּ֖וֹ יוֹרֶ֣ה וּמַלְק֑וֹשׁ וְאָסַפְתָּ֣ דְגָנֶ֔ךָ וְתִֽירֹשְׁךָ֖ וְיִצְהָרֶֽךָ׃ וְנָתַתִּ֛י עֵ֥שֶׂב בְּשָׂדְךָ֖ לִבְהֶמְתֶּ֑ךָ וְאָכַלְתָּ֖ וְשָׂבָֽעְתָּ׃ הִשָּֽׁמְר֣וּ לָכֶ֔ם פֶּ֥ן יִפְתֶּ֖ה לְבַבְכֶ֑ם וְסַרְתֶּ֗ם וַעֲבַדְתֶּם֙ אֱלֹהִ֣ים אֲחֵרִ֔ים וְהִשְׁתַּחֲוִיתֶ֖ם לָהֶֽם׃ וְחָרָ֨ה אַף־ה' בָּכֶ֗ם וְעָצַ֤ר אֶת־הַשָּׁמַ֙יִם֙ וְלֹֽא־יִהְיֶ֣ה מָטָ֔ר וְהָ֣אֲדָמָ֔ה לֹ֥א תִתֵּ֖ן אֶת־יְבוּלָ֑הּ וַאֲבַדְתֶּ֣ם מְהֵרָ֗ה מֵעַל֙ הָאָ֣רֶץ הַטֹּבָ֔ה אֲשֶׁ֥ר ה' נֹתֵ֥ן לָכֶֽם׃ וְשַׂמְתֶּם֙ אֶת־דְּבָרַ֣י אֵ֔לֶּה עַל־לְבַבְכֶ֖ם וְעַֽל־נַפְשְׁכֶ֑ם וּקְשַׁרְתֶּ֨ם אֹתָ֤ם לְאוֹת֙ עַל־יֶדְכֶ֔ם וְהָי֥וּ לְטוֹטָפֹ֖ת בֵּ֥ין עֵינֵיכֶֽם׃ וְלִמַּדְתֶּ֥ם אֹתָ֛ם אֶת־בְּנֵיכֶ֖ם לְדַבֵּ֣ר בָּ֑ם בְּשִׁבְתְּךָ֤ בְּבֵיתֶ֙ךָ֙ וּבְלֶכְתְּךָ֣ בַדֶּ֔רֶךְ וּֽבְשָׁכְבְּךָ֖ וּבְקוּמֶֽךָ׃ וּכְתַבְתָּ֛ם עַל־מְזוּז֥וֹת בֵּיתֶ֖ךָ וּבִשְׁעָרֶֽיךָ׃ לְמַ֨עַן יִרְבּ֤וּ יְמֵיכֶם֙ וִימֵ֣י בְנֵיכֶ֔ם עַ֚ל הָֽאֲדָמָ֔ה אֲשֶׁ֨ר נִשְׁבַּ֧ע ה' לַאֲבֹתֵיכֶ֖ם לָתֵ֣ת לָהֶ֑ם כִּימֵ֥י הַשָּׁמַ֖יִם עַל־הָאָֽרֶץ׃

Vehayà im shamòa' tishme'ù el mitzvotài asher Anokhì metzavvè etkhem ha-yom leahavà et A. Eloqechem ul’ovdò bekhol levavkhèm uvkol nafshekhèm. Venatattì metàr artzekhèm be'ittò, yorè umalqòsh, veasaftà deganekha vetiroshekhà vitzharekha. Venatattì ‘esev besadekhà livhemtèkha veakhaltà vesavà’ta. Hishamerù lakhem pen yiftè levavkhèm vesartèm va’avadtèm eloqìm acherìm vehishtachavitèm lahèm. Vecharà af A. bakhèm ve’atzàr et hashamàim velò yihiè matàr vehaadamà lo tittèn et yevullàh vaavadtèm meherà me’al haàretz hatovà ashèr A. notèn lakhèm. Vesamtèm et devarài elle ‘al levavkhèm ve’al nafshekhèm uqshartèm otàm leòt ‘al yedkhèm vehayù letotafòt ben ‘enekhèm. Velimmadtèm otàm et benekhèm ledabbèr bam beshivtekhà bevetèkha uvlekhtekhà badèrekh uvshokhbekhà uvqumèkha. Ukhtavtàm ‘al mezuzot betèkha uvish'arèkha. Lema’an yirbù yemekhèm vimè benekhèm ‘al haadamà ashèr nishbà’ A. laavotekhèm latèt lahèm kimè hashamàim ‘al haàretz.

"E sarà, se ascolterete i Miei comandamenti, che oggi vi dò, di amare il vostro D-o e di onorarlo con tutto i vostro cuore, con tutta la vostra anima e con tutte le vostre forze, (allora) vi darò rugiada per le vostre terre, pioggia primaverile ed estiva, così raccoglierete le vostre granaglie, il vostro vino ed il vostro olio, e darò erba per il tuo bestiame, e mangerete e sarete soddisfatti. Ma guardatevi dall’aprire i vostri cuori a rivolgervi al culto di altri dei, e di adorarli, perché (allora) l’ira di D-o sarà contro di voi, e chiuderà il cielo, e non ci sarà rugiada, e la terra non darà il suo prodotto, e passerete (sarete estinti) rapidamente dalla buona terra che D-o vi ha dato. E (quindi) mettete queste parole nel vostro cuore e nella vostra anima, e siano come parole sulle vostre mani e tra i vostri occhi, e insegnatele ai vostri figli, e pronunciatele quando riposate nelle vostre case, quando camminate per strada, quando vi addormentate e quando vi alzate, e scrivetele sugli stipiti delle vostre case e sulle vostre porte. Così saranno moltiplicati i vostri giorni e di giorni dei vostri figli nella terra che D-o promise ai vostri padri di dare loro, per tanto quanto durano i giorni del cielo sulla terra."

Perché dobbiamo appendere la mezuzà?

Il precetto di appendere la mezuzà è prescritto proprio negli stessi brani in essa contenuti, quando è scritto "e le scriverai sugli stipiti della tua casa e sulle tue porte" (Deut. 4:9 e 11:20).

La mezuzà non è un talismano che protegge la casa: in realtà serve a ricordare costantemente la necessità di osservare i precetti. La diffusa la credenza secondo la quale essa assicura protezione ad una casa e ai suoi abitanti deriva dal concetto che compiere le mitzvot ci fa acquisire dei meriti agli occhi del Signore, e Lui ci proteggerà per questo. In segno di rispetto, molte persone usano toccarla e poi baciarsi la mano con cui la si è toccata, ogni volta che passano da una porta a cui è affissa una mezuzà.

Barzelletta del rabbino sciatore: C'era una volta un rabbino, abilissimo sciatore. Fece una vera e propria carriera come sportivo, specializzandosi nello slalom gigante. Finalmente, dopo anni di duri allenamenti, riuscì a passare le selezioni ed entrò a far parte della Nazionale di sci alpino che avrebbe gareggiato alle prossime olimpiadi. Alla partenza, il rabbino è emozionato e gli occhi di tutti i fan sono per lui: pronti, partenza,...via! Dopo qualche tempo, però, coloro che lo aspettano all'arrivo, cominciano a preoccuparsi: la discesa di un campione dovrebbe durare dai due ai tre minuti, o al massimo cinque o sei minuti se si tratta proprio di una schiappa! Eppure il tempo passa e il rabbino non si vede...Finalmente, dopo un'attesa interminabile, eccolo arrivare ansimante e arrabbiatissimo, esclamando: "si può sapere chi ha avuto l'idea di mettere una mezuzà a tutte le porte?"

Dove si appende la mezuzà?

Immaginiamo di prendere lo stipite della porta (ossia il suo lato verticale) e di dividerlo idealmente in tre parti uguali: la mezuzà va appesa all'interno della seconda delle tre parti. In genere si mette più o meno all'altezza del volto, sul lato destro di chi entra.

La mezuzà si fissa in genere lievemente in diagonale, la parte superiore rivolta verso l'interno. La tradizione afferma che i grandi Maestri medievali Rashi e Rabbenu Tam, suo nipote, non la pensassero allo stesso modo in materia. Rashi affermava che la mezuzà dovesse essere fissata orizzontalmente, mentre Rabbenu Tam affermava che dovesse essere messa in verticale. Alla fine si trovò una conciliazione tra le due posizioni, e si concluse che essa doveva essere posta inclinata per portare rispetto alle opinioni di entrambi i Maestri, come simbolo di compromesso e di ricerca di Shalom Bayit (pace domestica).

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Si ringrazia I diamanti della Torah per la gentile concessione del video.